La recensione

I ragazzi di via Milano, di Mauro Mazza, Fergen editore. 2006, pp 142.

AL DI LA' DEL BENE E DEL MALE
DI Chiara Carlini

C'è chi ha avuto le parrocchie, chi le frattocchie e c'è chi ha avuto il Secolo come scuola di vita. Mauro Mazza, autore de I ragazzi di via Milano, ci permette di viaggiare indietro nel tempo attraverso la storica foto calcistica dei giornalisti del Secolo d'Italia, quella "casa ai margini del bosco" abitata da evoliani e cattolici per scoprire chi erano i Fini, i Gasparri, gli Urso e gli Storace di oggi. Una foto, ormai storica, del 23 settembre 1982, li ritrae impettiti in un campo di calcio. Era la squadra dei ragazzi del Secolo, il quotidiano del Msi-Dn. Il tecnico era il condirettore Franz Maria D'Asaro, gli "undici": Mauro Mazza, Maurizio Gasparri, Francesco Storace, Bruno Socillo, Claudio Pompei, Luca Montebelli e Gianni Scipione Rossi. In prima fila: Pino Rigido, Silvano Moffa, Gennaro Malgieri, Roberto lacopini, Gianfranco Fini e Stefano Mattei. Di quella squadra, il direttore del Tg2 era il portiere. "Molte volte - scrive Mazza - nel corso degli anni, la foto di quel gruppo di ragazzi è stata tirata in ballo, senza che fosse conosciuta la storia di quelle persone che lavoravano insieme in via Milano 70. Perché il Secolo non era solo un giornale, ma una comunità. Qualunque mestiere abbiano poi fatto i ragazzi di via Milano", questo libro serve anche a loro, a ritrovare quello spirito. Se l'abbiamo perduto". Eppure negli anni Settanta nessuno voleva giocare contro quei “ragazzi”. Una palestra di giornalismo e di politica, di cultura e di rapporti umani per quella che sarebbe diventata la classe dirigente di Alleanza nazionale, in anni davvero difficili per la Destra italiana e per il Paese intero. Un viaggio nella memoria, illustrato da 40 foto d'epoca di Enrico Para e da una decina di pagine del Secolo con protagonisti Peppe De Rosa, Angelo Mancia, Giorgio Almirante, Nino Tripodi, Pino Romualdi, Cesare Mantovani, Franz Maria D'Asaro, Alberto Giovannini, Adalberto Baldoni e Aldo Di Lello, Claudio Pompei, Adolfo Urso e Teodoro Buontempo..
Tra i secchi salvapioggia e l'immancabile pacchetto di sigarette che al pari delle macchine da scrivere non aveva pace, quei giovani che sarebbero poi diventati leader politici o giornalisti affermati, lottavano ogni giorno per far bene il proprio lavoro di redattori. "Nati in un cupo tramonto", come scandiva l'inno ufficiale del Movimento sociale italiano, scritto da Giorgio Almirante, erano evoliani, gentiliani, monarchici e repubblichini, conservatori e rivoluzionari, nietzscheani o cattolici. Misurati come Adolfo Urso e Stefano Mattei, o “sbragati" alla Tedoro Bontempo, che il pomeriggio dormiva sulle scrivanie della redazione e d'estate stendeva la camicia in terrazzo, ad asciugare. "Questo - scrive Gennaro Malgieri nella prefazione dove ricorda il suo ingresso al giornale - è dunque un libro di sentimenti e di ricordi che s'intrecciano fino a formar la trama della vita di una generazione''.
“Una generazione - osserva l'attuale consigliere Rai - che non ha fatto in tempo a perdere la guerra e forse non ha neppure vinto la pace. Non avevamo niente da perdere. Era già tanto che percepivamo un salario (modesto, ma puntuale) per fare una cosa che ci piaceva. Non ci chiedevamo quanto sarebbe durato". E Malgieri stesso, già direttore del quotidiano di partito, ha permesso a tanti giovani (compresa la sottoscritta) che hanno lo stesso sogno giornalistico dei "via Milano boys”, di avere la possibilità di collaborare al giornale del "Secolo”.
Gli anni passano, il Movimento sociale italiano è diventato Alleanza nazionale, ma il filo conduttore è sempre lo stesso, Il Secolo d'Italia con tutte le persone che si sono avvicendate e che hanno rappresentato lo spirito ribelle di sempre.
"Eppure - sottolinea il direttore del Tg2 - nonostante tutto, erano anni bellissimi perchè coincisero con la nostra gioventù. Se a Fini avessi profetizzato che un giorno sarebbe diventato il leader della destra di governo, avrebbe chiamato la neuro. Soltanto Urso avrebbe detto che le cose sarebbero andate esattamente così. Ma doveva essere una giornata di sole".